"L'essere che si meraviglia è bello come un fiore" (Paul Valery). I fiori realizzano il loro essere - effimero, passeggero - aprendosi in una specie di esuberanza di vita. Così un mazzo di genziane sopra una montagna
. Così le corolle di tulipani al levare del sole. L'essere dei fiori, è la loro bellezza. Non è definibile con le parole, ma è percepibile mediante i nostri sensi. Perchè la bellezza è la ricchezza, gratuita, dei nostri occhi, delle nostre orecchie; sia che si esprima nella natura, in fondo alle campagne, sull'immensità degli oceani o nelle melodie di un canto d'amore; sia che si sveli su un viso di bimbo, in un sorriso di un uomo o di una donna............
. Così le corolle di tulipani al levare del sole. L'essere dei fiori, è la loro bellezza. Non è definibile con le parole, ma è percepibile mediante i nostri sensi. Perchè la bellezza è la ricchezza, gratuita, dei nostri occhi, delle nostre orecchie; sia che si esprima nella natura, in fondo alle campagne, sull'immensità degli oceani o nelle melodie di un canto d'amore; sia che si sveli su un viso di bimbo, in un sorriso di un uomo o di una donna............Certo, il nostro sguardo si può fermare all'aspetto estetico, ossia al culto raffinato della bellezza in sè. La materia, allora, non rivela ciò che è: portatrice di un'anima, di un riflesso di infinito, talmente di più di ciò che appare!
Quante donne, quanti uomini potrebbero dire che la bellezza li ha salvati dalla noia del vivere, dalla tristezza del disgusto! E non col farci gustare "il piacere di una piacevole pausa in mezzo ad un universo ostile o ingrato". In realtà, la bellezza ci restituisce a noi stessi.
Essa ci fa vedere il cuore delle cose che troppo spesso, non sono nient'altro che ciò che sono: rumori senza armonia, passioni senza silenzio nè distanza.......tutta una vita che non è vissuta, ma solo consumata! La bellezza, senza dubbio, non salverà il mondo, ma salva noi stessi dal nostro agitarci incapace di meraviglia. Essa può aprire a Dio il nostro sguardo.
E tuttavia, ogni bellezza è fragile. Essa passa come il fiore: "E la rosa ha vissuto ciò che vivono le rose, lo spazio di un mattino...". Anche questa precarietà ha un senso.
Essa ci rivela che lo splendore del bello è una promessa, un viatico sulla strada umana, ma non la via. Solo l'amore........
Lasciarsi toccare dalla meraviglia, vuol dire riconoscere una presenza di Dio in tutta la sua creazione. E così scoprire ciò che è indispensabile per renderci capaci di amare, sapendo che ogni essere è bello, poichè è il riflesso dell'essere. L'amore può durare ( e il perdono può esistere...) solo se l'altro, ogni altro, ci appare bello, anche parzialmente.

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